Una riflessione di Romina Alfano

Sicuramente la musica è presente nella vita di ognuno di noi, a vari livelli, con maggiore o minore intensità e frequenza, ma è certo che siamo immersi in un mondo che propone musica anche senza una ricerca attiva da parte nostra: nessuno sfugge a sottofondi pubblicitari e musica diffusa durante momenti d’attesa o d’acquisto, al telefono e nei negozi. A volte, invece, abbiamo proprio voglia di ascoltare radio o cd o andare ad un concerto dal vivo e, per alcuni, il desiderio di fruizione si amplia anche alla produzione, in prima persona. Quanti hanno provato a suonare uno strumento musicale o a cantare, anche solo a livello amatoriale?
Dunque la musica è anche una necessità? La risposta non è così immediata come potrebbe apparire.
Molto più che uno svago ed un modo per allietarsi ed allietare gli altri, la musica è uno strumento espressivo e di gestione del mondo emotivo, anche se inconsapevole per i più; aiuta ad abbassare i livelli di stress, a sentirsi in connessione con l’Altro e a condividere parti di Sé oltre il piano verbale. La musica ha indubbiamente anche un ruolo nella costruzione dell’identità personale, ad esempio perché aiuta a sviluppare il senso di appartenenza ad un gruppo: pensiamo agli adolescenti che si definiscono in base alle proprie preferenze musicali (metallari, punk, rocker etc…) o anche agli adulti che frequentano contesti differenziati in base alla proposta musicale (discoteche, sale concerti, festival etc…) e ciò si riflette nel loro modo di essere e presentarsi all’esterno. La musica è presente ed ha notevole importanza anche nella socialità intesa nei suoi aspetti rituali, quali feste e cerimonie, adesso come fin dai tempi più remoti: se ne attesta la presenza in contesti vari e diversi per territorialità ed epoca (Greci, Celti, Indiani etc…). Discipline come la musicoterapia hanno di recente ben messo in luce le potenzialità anche nel campo della cura, della guarigione e del dolore, sistematizzando ed approfondendo una conoscenza già sciamanica e più legata alla spiritualità.
Secondo alcuni ricercatori (Patel, 2014), tuttavia, sembra che la musica sia funzionale ad un livello evolutivo superiore alla mera sopravvivenza, poiché “Gli esseri umani sembrano molto più uniformi nelle loro capacità linguistiche che in quelle musicali” [Patel, p. 416]. Non esiste, ad esempio, una musica dei segni, pur essendo invece nato un linguaggio dei segni all’interno della comunità di individui sordi, proprio come necessità comunicativa irrinunciabile. Resta da sottolineare, però, che “la musica ha il potere di cambiare la struttura stessa del nostro cervello, ampliando alcune aree a seguito di esperienze percettive o motorie o portando alcune aree a specializzarsi”, quindi come “le altre tecnologie di trasformazione, una volta inventata e sperimentata, diventa praticamente impossibile abbandonarla (…) come fare e controllare il fuoco (…) Quando una cultura impara a fare il fuoco, non si può tornare indietro, anche se potremmo essere in grado di vivere senza questa capacità” [Patel, p. 446-447].
Necessità, dunque? Forse la musica aiuta a vivere pienamente, invece che limitarsi a sopravvivere.